Premio Letterario Nazionale “Carlo Piaggia”
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Vogliamo iniziare questo 2018 con un viaggiatore d’eccezione. Ha vinto il primo premio della nostra sezione romanzi inediti nell’edizione precedente e quest’anno vedrà finalmente la pubblicazione del suo libro “Il viaggio di Tito” (la copertina è in fondo all’articolo). A fine febbrario lo inviteremo a Lucca per presentare la sua opera alla città. Ma per lui sono in serbo altre sorprese per la promozione che sveleremo a suo tempo. Intanto godetevi l’intervista che gli abbiamo rivolto.

Emiliano Angelucci (Rieti, 1997) consegue il diploma di maturità scientifica presso il liceo Carlo Jucci di Rieti nel 2016. Nello stesso anno vince la prima edizione del Premio Letterario Nazionale “Carlo Piaggia” con il romanzo inedito Il viaggio di Tito. Attualmente è studente di Ingegneria industriale presso l’Università Campus Bio-Medico di Roma.

 

  1. Parlaci un po’ di te. Spiegaci in poche parole chi sei, cosa ami fare e qual è il ruolo della scrittura nella tua vita.

Le mie più grandi passioni sono la scienza e la scrittura: ciò che le accomuna è lo spirito di ricerca. Per mezzo della prima è possibile comprendere i fenomeni naturali da un punto di vista oggettivo. La scrittura, invece, è per me un meraviglioso strumento di contemplazione del circostante e mi dà la possibilità di cogliere la bellezza dei misteri che caratterizzano l’esistenza umana.

  1. Se ti chiedessi di parlare di cosa provi quando scrivi, dei tuoi conflitti, delle tue paure, cosa risponderesti?

Quando scrivo provo generalmente una sensazione di pace interiore: è come se praticassi una particolare forma di meditazione. Tuttavia, durante la stesura un racconto ambientato in un determinato periodo storico, ci sono dei momenti in cui si prova la paura di scrivere delle inesattezze. L’esperienza ricorda il supplizio di Tantalo: da una parte c’è la necessità di avere una libertà assoluta nell’inventare la trama e dall’altra c’è il dovere di essere rigorosi per evitare le eventuali incongruenze storiche.

  1. Quando hai cominciato a scrivere? Che cosa ti ha spinto a farlo?

Ho cominciato a scrivere a partire dal terzo anno di liceo: ricordo ancora che la mia professoressa di italiano mi invitò ad avvicinarmi alla cattedra e che, quando le fui vicino, mi disse: “Scrivi!”. Allora io presi prontamente carta e penna, tornai da lei e le chiesi: “Cosa?”. Lei rispose: “Non hai capito: scrivi quello che vuoi, ma non su quel foglio. Magari prova a scrivere qualche racconto!”. Nei giorni successivi seguii il suo consiglio. Cominciai con alcune novelle: le facevo leggere alla professoressa e a mio fratello. Gli incoraggiamenti di entrambi mi hanno convinto a perseverare nello scrivere; poi, con il passare degli anni, la scrittura è diventata una piacevole necessità personale.

  1. Scrivere, per te, è un modo per…

… Avere un potentissimo strumento di introspezione. Amo scrivere prevalentemente di notte, ossia nelle ore in cui il silenzio e l’oscurità mi permettono di concentrarmi su me stesso. Mi sono sempre immedesimato molto nei protagonisti dei miei racconti: talvolta i loro stessi pensieri coincidono con i miei.

  1. Nello scrivere hai un approccio più schematico (es. utilizzo di scalette da sviluppare) o più istintivo (scrittura di getto)?

Io credo che un buon racconto sia dotato di vita propria: solitamente inizio con una vaga idea di come debba strutturarsi la trama ma, ad un certo punto, passo alla scrittura di getto; le scene, i dialoghi e le azioni dei personaggi cominciano a venirmi in mente sul momento: è come se fosse la logica dell’intreccio a prendere il sopravvento e a impormi delle scelte dettate dall’istinto; quindi comincio a improvvisare. È solo quando raggiungo questa fase che mi rendo conto che il racconto è interessante.

  1. Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Probabilmente Il fu Mattia Pascal di Luigi Pirandello: mi entusiasmava il senso di libertà che provavo nel leggere le avventure del protagonista. Credo di dovere molto anche ai racconti di Edgar Allan Poe: hanno dato una certa “ombreggiatura” al mio stile.

  1. Che cosa consiglieresti agli aspiranti scrittori? Cosa, invece, suggeriresti di evitare?

Gli consiglierei di scrivere nello stesso istante in cui viene l’ispirazione, perché spesso si finisce con il procrastinare e ciò porta a dimenticare molte idee originali. Per quanto riguarda le cose da evitare, suggerirei di non sottovalutarsi mai e di non dare troppo credito alle critiche negative.

  1. Quali sono gli ingredienti perfetti per un buon romanzo?

Una trama coinvolgente, uno stile scorrevole e, soprattutto, dei personaggi dal carattere realisticamente umano; riuscire a creare questi ultimi è una vera alchimia: i romanzi che sono rimasti nel mio cuore sono tutti caratterizzati dal fatto che non riesco a dimenticare alcuni determinati personaggi, perché mi sono immedesimato in loro.

  1. Hai nuovi progetti in vista? Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?

Sicuramente Il viaggio di Tito per me non è ancora terminato: sento che dovrò viaggiare ancora per molto prima di arrivare a destinazione.