Premio Letterario Nazionale “Carlo Piaggia”
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Elena Torre nasce nel 1973 a Viareggio. Scrittrice e giornalista pubblica il suo primo romanzo Decima personale di Julie Valmont nel 2005. Autrice prolifica ed eclettica si muove con passione ed entusiasmo tra il teatro e la letteratura toccando i generi più diversi: racconti, saggi, gialli, favole e storie per bambini, testi teatrali. Nel 2008 esce Giorgio Gaber. L’ultimo Sileno, nel 2014 Un bambino a Bloomsbury, appassionato omaggio a Virginia Woolf, nel 2015 Il segreto dei custodi della fede un thriller storico e 2017 Il mistero delle antiche rotte entrambi per Cairo Editore

 

  1. Parlaci un po’ di te. Spiegaci in poche parole chi sei, cosa ami fare e qual è il ruolo della scrittura nella tua vita.

Se fossi in grado rispondere peccherei di presunzione, temo che nessuno possa sapere esattamente chi sia. Mi reputo una persona in cammino e alla ricerca delle tante risposte che la vita mi mette sulla strada, una donna che si mette in discussione e che non sa stare lontana dai libri, dagli animali e dall’amore. Mi piacciono tante cose… fare il bagno in mare anche con l’acqua fredda, il profumo delle rose, l’aroma del caffè, cucinare, mangiare, ridere, passeggiare nei boschi soprattutto in autunno in cerca di funghi e castagne. Amo le persone che non si prendono sul serio, che parlano a bassa voce e che ammettono di sbagliare, chi legge in treno, chi esce con il cane, chi cerca le figure nelle nuvole…

La scrittura è una compagna a volte ideale altre scomoda come tutte le cose vere, che mi obbliga a guardare il mondo da una prospettiva che cambia di continuo. Paziente sa aspettarmi per poi trascinarmi come una passione travolgente o accogliermi con una dolcezza sconosciuta.

  1. Se ti chiedessi di parlare di cosa provi quando scrivi, dei tuoi conflitti, delle tue paure, cosa risponderesti?

Che ogni nuovo progetto editoriale è un viaggio diverso verso una meta che cambia ogni volta, un viaggio che può essere per mari familiari o sconosciuti, calmi o burrascosi, ma con un equipaggio affiatato pronto ad affrontare l’imprevisto non mi preoccupo eccessivamente. Mi accingo sempre a salpare con buoni strumenti di navigazione, una stiva carica e la certezza che un porto saprà accogliermi. Conflitti e paure, soprattutto se sono miei li lascio a riva, non vedo perché tediare chi sceglie di dedicare tempo alle mie storie.

  1. Quando hai cominciato a scrivere? Che cosa ti ha spinto a farlo?

Ho capito che la scrittura avrebbe fatto parte per sempre della mia vita quando in prima elementare mi fu detto che strani segni panciuti corrispondevano a suoni e a lettere e che uniti tra loro formavano parole che a loro volta rimandavano a concetti. La scrittura mi si palesò come una vera e propria magia così come mi fu subito chiaro che per me non era facile farmi capire dai miei compagni che ridevano davanti alla mia incertezza, farmi comprendere da loro leggendo e scrivendo era allora un’impresa tra le più difficili, ma non certo impossibili… chi è più saggio di me direbbe “di malattia, medicina” e così è stato.

  1. Scrivere, per te, è un modo per…

Guardare al mondo da una diversa prospettiva con un tempo più lento, un modo per vivere più di una vita nell’arco di una sola.

  1. Nello scrivere hai un approccio più schematico (es. utilizzo di scalette da sviluppare) o più istintivo (scrittura di getto)?

Dipende da cosa mi accingo a scrivere, ma ogni libro nasce sempre dalla volontà di raccontare una storia, condividere ciò che ho trovato interessante, trasmettere l’emozione che ogni nuovo viaggio narrativo porta con sé. Farsi una scaletta è importante quando si ha a che fare con trame complicate, con molti personaggi, con eventi che porteranno a conseguenze e così via. Nella stesura dei gialli è molto utile, ma spesso durante la scrittura può succedere che la trama prenda una direzione inattesa e a quel punto saper improvvisare è utile. La scrittura di getto può andar bene per la prima stesura alla quale ne possono seguire talvolta altre. Credo sia un processo molto personale che può cambiare anche di libro in libro.

  1. Qual è il romanzo che ha “rivoluzionato” la tua vita conducendoti alla scrittura?

Non c’è un romanzo in particolare, come dicevo prima ho approcciato la scrittura quando ero bambina ancor prima di sapere bene cosa fosse un romanzo, ma posso dire con fermezza che l’incontro con l’opera di Virginia Woolf e la sua modernità, hanno rafforzato in me l’idea di una scrittura volta a fotografare non solo luoghi fisici, ma anche dell’anima, emozioni e storie che possono scaturire da qualsiasi suggestione, anche la più piccola.

  1. Che cosa consiglieresti agli aspiranti scrittori? Cosa, invece, suggeriresti di evitare?

Dare consigli mi piace sempre poco, ma sicuramente mi sento di condividere alcune cose utili che ho imparato, prima fra tutte l’importanza di rivolgersi a professionisti del settore quando si è in cerca di un confronto reale, non basta far leggere ciò che si è scritto ad amici e parenti che per motivi diversi accetteranno di farlo, ma che con le dovute eccezioni,  difficilmente potranno essere obiettivi e rispondere con cognizione di causa. Poi fondamentale è non smettere mai di leggere sia i classici che i contemporanei cercando di spaziare tra i generi in modo da avere uno sguardo d’insieme più vario possibile.

  1. Quali sono gli ingredienti perfetti per un buon romanzo?

Una buona scrittura meglio se visiva con dialoghi efficaci, personaggi per i quali fare almeno il tifo se non è scattata l’identificazione, una trama interessante e se possibile divertente almeno in parte e contenuti che lascino qualcosa al lettore fosse anche solo un dubbio su qualcosa.

  1. Hai nuovi progetti in vista? Stai scrivendo un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa?

Ho consegnato da poco le bozze di un nuovo romanzo adesso in lettura dall’editore per completare un ciclo dedicato all’avventura e al thriller storico per poi potermi dedicare a nuovi progetti editoriali di altro respiro… staremo a vedere.